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I Cipriniformi (Cypriniformes)


 

Intendendo il gruppo nel senso ristretto dato da Nelson (1984), che esclude i Characiformes e Gymnotiformes, un tempo inclusi nei Cypriniformes, l'ordine può essere descritto come segue.

Corpo fusiforme nella maggior parte delle specie, più o meno allungato nelle altre. Bocca più o meno protrattile, con orlo boccale superiore generalmente formato dai soli premascellari. Dentatura variabile, sempre assente sul vomere e sulle mascelle e presente sulle ossa faringee inferiori, che sono grandi e falciformi. Nel cranio sono presenti i parietali, il simplettico, il subopercolare, il mesocoracoide. I parietali sono a contatto o separati. Presenza di 3-5 raggi branchiostegi. Scaglie generalmente cicloidi, assenti sul capo. Pinne sostenute da raggi molli (malacopterigi) e quasi sempre prive di raggi spiniformi; pinna dorsale adiposa sempre assente; pinne ventrali in posizione addominale; pinna caudale omocerca. Apparato di Weber presente, costituito da una serie di piccole ossa (claustro, scafio, intercalare e tripode), derivate da parti delle prime vertebre, che collegano la parte cefalica della vescica gassosa con il labirinto dell'orecchio interno; la connessione realizza un'interdipendenza funzionale tra vescica gassosa e labirinto, finalizzata alla regolazione dell'equilibrio e della posizione del pesce; l'intera struttura, inoltre, sembra essere in relazione con la ricezione e la produzione di suoni. Vescica gassosa generalmente suddivisa in due o tre parti da strozzature e connessa al tubo digerente mediante il dotto pneumatico (fisostomi). Sono presenti le ossa intramuscolari (miospine o "lische").

 


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  Famiglia  

Acheilognathidae

Cobitidae Cyprinidae Gobionidae
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Leuciscidae Nemacheilidae Tincidae Xenocyprididae
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Insieme ad altri ordini dotati dell'apparato di Weber, tra i quali i Siluriformes, i Cypriniformes costituiscono un gruppo degli Ostariophysi, che può essere considerato un superordine. Gli Ostariophysi sono uno dei più importanti gruppi di Pesci Ossei, comprendente oltre 5000 specie, in grandissima parte adattate alle acque dolci. I Cipriniformi, noti a partire dal Cretaceo superiore, hanno avuto un'ampia radiazione evolutiva nell'era Cenozoica, differenziandosi in alcuni sottordini, varie famiglie e numerosi generi. Si conoscono oltre 250 generi e più di 2500 specie. L'Asia meridionale è probabilmente il loro centro d'origine. Oltre che in Asia, il gruppo è ben rappresentato in Europa, in Africa e nell'America del nord. La fauna europea include otto famiglie: Acheilognathidae, Cobitidae, Cyprinidae, Gobionidae, Leuciscidae, Nemacheilidae, Tincidae e Xenocyprididae.

 

 

 

 

I Cipriniformes sono forse uno dei più numerosi ordini di Pesci. Risalgono all'Oligocene e sono attualmente diffusi in Asia - ove le regioni sud- orientali rappresentano probabilmente il primitivo centro di irradiamento - in Europa, in Africa e nell'America del nord; a parte specie introdotte per fini alieutici ed alimentari, mancano in America del sud, in Madagascar e in Australia e Nuova Zelanda. La gran parte delle specie è stenoalina dulcicola. Alcuni di questi Pesci tollerano acqua salmastra. Nelle zone costiere del Mar Nero, a bassa concentrazione salina, vivono Ciprinidi (Rutilus, Chalcarburnus, Vimba) il cui comportamento può dirsi anadromo; anche qualche specie dell'Estremo Oriente trascorre in mare un periodo di accrescimento, prima di risalire i fiumi per riprodursi. Notevole è la varietà dei caratteri ecologici ed etologici. Alcuni Ciprinidi sono bentonici, altri nectonici, alcuni preferiscono acque correnti, altri acque ferme o a lento corso. Il regime alimentare è principalmente onnivoro. La presa del cibo consiste spesso in una specie di suzione, cui fa seguito la masticazione ad opera dei denti faringei, masticazione che viene consentita dalla mobilità delle ossa faringee. La forma dei predetti denti (uncinati, seghettati, molariformi, ecc.) mostra una certa relazione con il tipo di nutrizione. Come conseguenza dell'ampia radiazione adattativa del gruppo, i caratteri ecologici ed etologici delle diverse specie risultano notevolmente diversificati: ve ne sono di bentoniche e nectoniche, reofile e tipiche di acque lentiche, adattate ad acque fredde e calde; alcune specie, tra cui alcune appartenenti alla fauna europea, sono troglobie o parzialmente troglobie.

 

 

Oltre le numerose specie europee autoctone sono state introdotte nelle nostre acque interne numerose specie esotiche; tra queste ultime, la carpa e i carassi sono acclimatati da molti secoli e ampiamente distribuite, tanto che ormai sono considerabili come parte integrante delle comunità biotiche delle nostre acque dolci; altre, come le carpe erbivore, da alcuni anni frequentemente introdotte in alcuni sistemi idrici, non sono in grado di riprodursi nei nostri ambienti naturali; altre ancora, di recentissima introduzione, hanno distribuzione limitata a pochi bacini, ma sembrano in grado di riprodursi e di espandersi rapidamente. Inoltre si sono verificati molti casi di immissione di specie europee originarie di un distretto zoogeografico in altre zone del territorio continentale. Questa pratica ha determinato molti fenomeni di competizione con le specie endemiche originarie, portando spesso all'estinzione di intere popolazioni. Si tratta di un gravissimo problema che dovrebbe essere affrontato e risolto anche in sede legislativa comunitaria.

 


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