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La salamandra del Lanza, Salamandra lanzai Nascetti, Andreone, Capula & Bullini, 1988


Descrizione - Molto simile a S. atra, ma di taglia maggiore. Testa leggermente allungata, appiattita, di forma pentagolale in vista superiore. Muso arrotondato. Occhi prominenti a pupilla circolare. Ghiandole parotoidi grandi, a forma di fagiolo, e provviste di pori ghiandolari ben visibili. Pelle lucida e liscia. Corpo robusto di forma cilindrica, su ogni lato sono presenti solchi costali ben pronunciati. Non è presente la doppia fila di ghiandole velenose paravertebrali tipica della salamandra nera. Una fila di pori ghiandolari si osserva su entrambi i fianchi e su parte della coda. Arti robusti, dotati di quattro dita negli anteriori e cinque nei posteriori. Tra le dita si osserva un leggero abbozzo di palmatura. Coda di lunghezza circa uguale a quella del resto del corpo, a sezione trasversale circolare e con punta arrotondata. Livrea completamente nera o bruno scuro, con parti inferiori leggermente più chiare.

Dimorfismo sessuale - I maschi presentano arti anteriori relativamente più lunghi. Nelle femmine hanno ghiandole parotoidi più grandi e dita più sottili. Durante il periodo riproduttivo la cloaca del maschio appare rigonfia.

Larve - Trattandosi di una specie vivipara, non è presente lo stadio larvale.

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Habitat e abitudini - Specie totalmente terrestre, endemica della fauna delle Alpi occidentali. La salamandra del Lanza vive in foreste decidue miste o di conifere con substrato roccioso, dove si frequenta di preferenza le scarpate vicine a ruscelli e torrenti in prossimità della linea degli alberi. Talvolta si incontra anche in ambienti leggermente antropizzati, in pascoli montani ed albereti. Similmente alla salamandra nera ha abitudini prevalentemente crepuscolari e notturne, generalmente si può osservare di giorno soltanto dopo piogge abbondanti o in presenza di alti tassi di umidità nell'aria. I periodi di inattività vengono trascorsi nascosti nel sottosuolo, sotto pietre e massi, legna, radici di alberi ed arbusti od in fessure della roccia. Specie sedentaria e stanziale, gli esemplari non si allontanano mai molto dal loro rifugio preferito. A causa della rigidità del clima montano, questa salamandra trascorre gran parte dell'anno in ibernazione nel terreno. La durata del periodo di stasi va generalmente da metà autunno al principio di maggio, ma viene condizionata molto dall'altitudine e dal microclima locale. Il picco di massima attività della specie coincide con i mesi estivi. La colorazione uniformemente scura ha sicuramente lo scopo di proteggere l'animale dalle forti radiazioni solari delle alte quote. Come la salamandra nera è in grado di difendersi dai predatori grazie al secreto tossico delle ghiandole parotoidi e dermiche. La secrezione ha aspetto lattiginoso e contiene diversi alcaloidi, tra cui una sostanza chiamata "salamandrina" ad azione neurotossica. Il veleno è innocuo per l'uomo, tranne nel caso in cui venga iniettato nel circolo sanguigno o se entra casualmente a contatto con le mucose. Nel secondo caso provoca un forte bruciore ed un arrossamento della parte colpita, senza però causare serie conseguenze. In ogni caso si raccomanda una certa cautela mente si maneggiano le salamandre, facendo attenzione a lavarsi bene le mani e a non toccarsi bocca ed occhi dopo averle manipolate.

Alimentazione - La dieta è composta principalmente invertebrati, tra cui acari, aracnidi, anellidi, molluschi, miriapodi oltre che adulti e larve di varie specie di insetti. Gli immaturi si cibano di piccoli invertebrati, la taglia delle prede catturate dai giovani diviene progressivamente più grande man mano che le loro dimensioni aumentano.

Riproduzione - La specie è vivipara. Le femmine partoriscono immaturi completamente metamorfosati. La riproduzione si svolge generalmente alla fine dell'estate. I maschi combattono spesso per conquistare il diritto di riprodursi. La fecondazione è terrestre e si svolge con modalità simile a quella adottata da S. atra ed è preceduto da un breve rituale di corteggiamento. Il maschio esegue una sorta di danza, spostandosi progressivamente fino a posizionarsi sotto la femmina ed iniziate l'amplesso, al termine del quale viene depositata una spermatofora sul terreno. In seguito il maschio si allontana leggermente per consentire alla partner di raccoglierla con la cloaca. Le femmine sono in grado di trattenere lo sperma fino a quando le condizioni ambientali non diventano propizie all'ovulazione. Ogni femmina matura alcune decine uova per stagione, ma soltanto un paio vengono fecondate. Alla schiusa dell'uovo le larve si nutrono inizialmente delle altre uova, in seguito la parete dell’utero evolve una zona trofica che produce materiale cellulare da utilizzare come cibo. La gestazione è molto lunga e dipende dalla temperatura, varia da 3 - 4 mesi a due anni.

Accrescimento - Specie di dimensioni medie. La lunghezza massima è solitamente compresa tra i 115 ed i 160 millimetri. Alla nascita gli immaturi misurano da 40 a 50 millimetri. La maturità è raggiunta da entrambi i sessi dal terzo all' ottavo anno d'età. La durata della vita di S. lanzai supera i 20 anni.

Predatori, parassiti e malattie - Normalmente questa specie non viene attaccata a causa delle sostanze tossiche e repellenti secrete dalle ghiandole dermiche. Inoltre nell'ambiente alpino d'alta il numero di predatori è ridotto. Può essere comunque attaccata da alcune specie di uccelli, mammiferi e soprattutto serpenti (Vipera, Natrix). Come gran parte degli anfibi S. lanzai è soggetta a malattie di origine virale e batterica ed all'infestazione di varie specie di parassiti, ma il tipo di ambiente che popola limita fortemente la trasmissione di patogeni da parte di specie introdotte.

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Status della specie - L'ambiente di alta montagna tipico della specie risulta relativamente sicuro dalle alterazioni antropiche. Recenti osservazioni riportano però che a quota minore in Val Germanasca (Italia), pesanti lavori effettuati sul letto dei torrenti dopo una serie di fenomeni alluvionali, hanno causato notevoli danni alle popolazioni che vivono in loro prossimità. Per questo il professore F. Andreone segnala le segnala come gravemente minacciate. Nel 2003 è stato avviato uno studio volto a stabilire l'entità del danno rispetto all'abbondanza della specie. La salamandra del Lanza soffre anche a causa dell'alterazione ambientale legata allo sviluppo del turismo invernale e delle infrastrutture ad esso collegate. La specie può essere posta in pericolo anche dall'eccessivo prelievo effettuato a fini scientifici, o da quello illegale per collezione o per il commercio di animali rari.

Protezione - La salamandra del Lanza è l'unico "vero" vertebrato endemico delle Alpi ed una delle specie con areale di distribuzione meno esteso. Viene elencata nell'Appendice II della Convenzione di Berna. Nell'Annesso IV della Direttiva Europea "Habitats" sotto l'erronea nomenclatura "Salamandra atra", non figurando così tra le specie per cui si richieda una protezione urgente. In Francia ed in Italia è protetta da leggi regionali e nazionali. Anche se S. lanzai risulta presente in alcune aree protette, sono necessarie misure per mantenere la gestione tradizionale della foresta alpina nella sua area di diffusione. Nella lista rossa IUCN la salamandra del Lanza viene considerata vulnerabile (VU D2, vulnerable) a causa della sua presenza segnalata in meno di cinque località.

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