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Le Faune Webmuseum Amphibia Anura Peloditidae Pelodytes

Il pelodite iberico, Pelodytes ibericus

Sánchez-Herráiz, Barbadillo, Machordom & Sanchiz, 2000


Descrizione - Fino all'anno 2000, le popolazioni di P. ibericus erano considerate varietà geografiche di P. punctatus. Morfologicamente entrambe le specie sono molto simili, ma studi genetici e biochimici hanno definitivamente chiarito la distanza tra i due gruppi. Se non fosse per la pelle rugosa del dorso, e grazie struttura slanciata ed alle lunghe zampe posteriori, a prima vista il pelodite iberico ricorderebbe più le rane che i rospi propriamente detti. Testa appiattita superiormente e relativamente larga, con muso meno prominente e più corto di P. punctatus. Occhi prominenti con pupilla verticale. Timpani e ghiandole paratoidi scarsamente visibili. Assenza di sacchi vocali. Lunghezza degli arti e delle dita relativamente più breve rispetto a P. punctatus. Zampe anteriori con quattro dita, con il terzo più lungo, seguito dal quarto, secondo e primo. Sono presenti tre tubercoli palmari ed un tubercolo metatarsale di forma conica. Arti posteriori adatti al salto, con cinque dita quasi totalmente prive di palmatura. Pelle del dorso da liscia a granulare, con verruche prominenti di forma circolare od ovale. Una plica dorso laterale poco marcata si estende da dietro l'occhio fino alla regione lombare. Le parti superiori sono generalmente giallo ocra, più o meno scuro, con macchie rotonde od ovali scure, verdastre, brunastre o nere. Sul dorso di alcuni esemplari si possono osservare due strisce chiare disposte a formare una sorta di X. Tinta delle zone inferiori chiara, di color crema o bianco grigiastro, sempre priva macchie. Iride dorata screziata di nero.

Dimorfismo sessuale - La femmina è generalmente più grande, e ha testa ed arti più piccoli in proporzione al corpo. Durante il periodo di frega, i maschi presentano la gola di tonalità violacea. Inoltre si sviluppano tubercoli nuziali di colore marrone scuro o nero, su braccia, avambracci, ascelle e nella parte interna del secondo dito della mano.

Larve - I girini hanno occhi situati sulla parte superore del capo. Lo spiracolo si apre sul lato sinistro. La coda è lunga circa il doppio del corpo, termina con punta arrotondata, La membrana caudale forma solo un abbozzo di cresta sulla parte posteriore del dorso. Rispetto alle larve di P. punctatus, raggiungono una taglia quasi doppia èd hanno tinta più scura. Hanno pelle translucida, grigiastra, con marezzature scure e riflessi metallici. Il colore del dorso è più scuro, rispetto al ventre, uniformemente biancastro, e presenta una caratteristica schiera di punti chiari, estesi anche alla coda semi trasparente. Prima di completare la metamorfosi, sul dorso compaiono le caratteristiche verruchette.

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Habitat e abitudini - La specie popola un vasto spettro di habitat, anche se preferisce ambienti secchi o leggermente umidi, è frequente in boschi aperti, nella macchia mediterranea, in paludi costiere ed aree coltivate. Il pelodite iberico sopravvive anche in terreni usati per l'agricoltura intensiva. Questi anuri sono diffusi dal livello del mare fino alle zone montane con scarsa copertura arborea, raggiungendo quote di circa 1.450 metri (Sierre di Huetor e Parapanda). Non si tratta di anfibi strettamente legati all'acqua, si osservano tanto in zone umide come in ambienti relativamente asciutti. La riproduzione e lo sviluppo larvale si svolgono in pozze di origine meteorica, stagni poco profondi esposti al sole, lagune salmastre, acque stagnanti, zone a lenta corrente di corsi d'acqua, canali di drenaggio, fossi e laghetti da irrigazione. Le larve tollerano bene un certo grado di salinità dell'acqua. I peloditi sono prevalentemente notturni, ma durante la stagione riproduttiva iniziano i cori al tramonto e continuano fino alle prime ore dell'alba. Nello stesso periodo, durante le giornate coperte e piovose, restano attivi tutto il giorno. A seconda delle condizioni ambientali, questi anuri possono cadere in letargo od entrare in estivazione. Nel sud est dell'area di distribuzione restano in attività tutto l'anno, con picchi di massima attività da novembre a gennaio, mentre sono relativamente inattivi durante i mesi estivi. Escludendo la stagione di frega, l'osservazione di esemplari adulti di P. ibericus risulta alquanto difficile, si tratta di uno degli anfibi più timidi, durante il giorno si nascondono in tane sotterranee, anfratti del substrato, radici di alberi o sotto le pietre. Una volta ultimata la metamorfosi gli immaturi si disperdono, restando però in prossimità dei punti d'acqua. Gli adulti sono solitari, si riuniscono in numero relativamente elevato soltanto durante la riproduzione. In questo periodo i maschi difendono un territorio dal quale lanciano il richiamo d'accoppiamento per attirare le femmine. Possono verificarsi lotte tra maschi per il diritto alla riproduzione. I meccanismi di difesa di questa specie sono quelli comuni a molte specie di anuri, adottano una postura caratteristica, sollevandosi sulle zampe ed inarcando il dorso, secernono una mucosa lievemente tossica dalle ghiandole della pelle ed evacuano orina dal gusto sgradevole. Grazie alla loro struttura agile, sono inoltre in grado di scappare velocemente saltando, allontanandosi dai possibili predatori. La consistenza numerica delle popolazioni della specie può variare anno per anno, viene fortemente condizionata dalle condizioni ambientali. In anni particolarmente secchi l'evaporazione può prosciugare le pozze prima che i girini abbiano completato la metamorfosi, annullando così l'esito della stagione riproduttiva.

Alimentazione - Gli adulti e gli immaturi si cibano prevalentemente di invertebrati terrestri, come insetti, molluschi, miriapodi, ed aracnidi. La dieta delle larve è composta prevalentemente da materia vegetale come alghe e piante, in minor proporzione assumono detrito organico e plancton, come protozoi, rotiferi e microcrostacei. In casi particolari possono predare embrioni di altre specie di anfibi, come quelli del rospo calamita (Bufo calamita), che spesso utilizza gli stessi ambienti di P. ibericus per riprodursi.

Riproduzione - La riproduzione del pelodite iberico viene condizionata dalla disponibilità d'acqua. Nelle zone costiere meridionali della sua area di diffusione si riproduce all'arrivo delle precipitazioni invernali, nelle giornate meno rigide, da ottobre a novembre. Nel settentrione ed alle quote più elevate la frega viene posticipata al mese di marzo od al principio di aprile. Si tratta di una strategia per prevenire l'essiccamento delle pozze utilizzate per lo sviluppo delle larve. I riproduttori dimostrano una grande fedeltà ai luoghi di accoppiamento, che vengono utilizzati anno dopo anno. I maschi raggiungono per primi le zone di frega, iniziando a lanciare caratteristici richiami d'accoppiamento, consistenti in un suono metallico formato da due note consecutive. La frega avviene durante le ore notturne, in acqua stagnante. L'amplesso è di tipo inguinale. Ogni femmina depone diversi piccoli cordoni, contenenti da 100 a poco più di 300 uova, che aderiscono al substrato. A seconda delle dimensioni, la femmina depone da 300 a 900 uova. Le uova sono fecondate dal maschio man mano che vengono emesse, hanno colore nero, diametro compreso tra 1 e 1.5 mm, e sono circondate da un involucro gelatinoso trasparente spesso da 2 a 3 millimetri.

Accrescimento - Anuro di piccole dimensioni, il più piccolo del genere, raramente supera i 45 millimetri di lunghezza del corpo. La lunghezza media dei maschi è di circa 39.5 mm, mentre per le femmine è di 41.5 mm. Lo sviluppo embrionale richiede circa 6 - 9 giorni, al termine dei quali emergono dei girini lunghi circa 4 millimetri. La crescita delle larve dipende dalla disponibilità di cibo, ed è di solito relativamente veloce, specialmente in assenza di competizione. Normalmente il completamento della metamorfosi si verifica in un lasso di tempo compreso tra i 2 ed i 4 mesi, quando le larve hanno raggiunto una lunghezza di 10 - 21 mm. In condizioni di alta densità, quando le pozze si riducono per evaporazione, o quando sono state utilizzate per molte deposizioni, i girini mostrano una crescita notevolmente ridotta. Nella Penisola Iberica si verificano spesso dei forti aumenti di temperatura durante la fine della primavera. In tali condizioni si verifica spesso un calo di ossigeno disciolto nell'acqua delle pozze, dovuto sia al calore che alla presenza di materiale organico in decomposizione, al quale i girini fanno fronte essendo in grado di respirare ossigeno atmosferico prima della fine della metamorfosi. La speranza di vita di P. ibericus è di circa 15 anni in natura.

Predatori, parassiti e malattie - I predatori degli adulti di questa specie comprendono uccelli come nitticore e rapaci notturni, resti attribuibili a peloditi sono stati rivenuti nelle borre dei barbagianni (Tytus alba), e mammiferi come ricci e mustelidi. I girini che si sviluppano in acque permanenti sono esposti alla predazione da parte di pesci (Micropterus, Esox, Perca). Le larve e le uova sono mangiate anche da crostacei (Procamabrus clarkii), adulti e larve di altri anfibi, coleotteri acquatici e larve di libellula. La specie è soggetta a malattie virali, batteriche e micotiche.

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Status della specie - P. ibericus risulta localmente abbondante in Spagna, ed in incremento nel Parco della Dognana. La specie viene considerata scarsa o rara in Portogallo. Questi anuri sono minacciati dalla distruzione degli ambienti adatti alla riproduzione, causati da bonifiche e canalizzazioni. Inoltre l'introduzione di predatori alloctoni come il gambero della Louisiana (Procamabrus clarkii) e vari pesci (Gambusia holbrooki, Micropterus salmoides) porta spesso all'annientamento di uova e larve nei bacini di riproduzione più grandi.

Protezione - La specie è elencata in Appendice III della Convenzione di Berna. In Spagna la specie è elencata nel Catalogo delle Specie dell'Andalusia, ma non è protetta dalla legislazione nazionale. Nella lista rossa IUCN le popolazioni di P. ibericus sono catalogate come a basso rischio (LC, least concern).

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