www.ittiofauna.org   contact: stefano.porcellotti@ittiofauna.org
Le Faune Webmuseum Agnati Petromizontiformi Petromyzontidi Petromyzon

La lampreda di mare, Petromyzon marinus Linnaeus, 1758

Caratteri meristici - Numero miomeri: 67 - 74. Numero cromosomico: 168.

Descrizione - Corpo anguilliforme, a sezione subcircolare nella parte anteriore, lateralmente compresso in quella posteriore. Bocca circolare, sostenuta da un anello cartilagineo, situata in posizione ventrale all'estremità anteriore del capo. Attorno all'apertura orale si osservano vari cirri carnosi. Da 120 a 130 lamelle labiali. Denti labiali numerosi, disposti in 23 serie radiali  in misura progressivamente crescente dal bordo al centro della bocca. Piastra sopraorale stretta, con piastra suborale in proporzione più larga. Lingua a forma di pistone, armata di tre o quattro piastre dentarie. Narice mediana inserita in posizione anteriore rispetto all'occhio. Sette fori branchiali equidistanti tra loro disposti a formare una linea inclinata indietro dall'alto verso. Pinne dorsali, situate sulla metà posteriore del corpo, molto vicine tra loro. Prima dorsale bassa e corta, a forma triangolare con angolo al vertice arrotondato. Seconda dorsale più lunga e più alta, a forma pressoché triangolare. Pinna caudale gefirocerca. Livrea delle larve è bruno chiaro uniforme. Adulti di tinta variabile, bruno o nerastro, sul dorso, fianchi verdastri o giallastri con marezzature più scure e macchie brune o nerastre, progressivamente più chiara fino al ventre biancastro. In molti esemplari la tinta di fondo del dorso e dei fianchi può essere di colore grigio biancastro.

Dimorfismo sessuale - Durante il periodo riproduttivo le femmine mostrano pinne dorsali più sviluppate e quasi unite tra loro, mentre nella regione anale si formano ispessimenti cutanei. Nei maschi, la seconda pinna dorsale s'ingrossa e la papilla anale si trasforma in organo copulatore.

   Click sull'immagine per ingrandire e per le informazioni.  
 Click sull'immagine per ingrandire e per le informazioni.

Habitat e abitudini - Specie euriterma, eurialina e anadroma. All'epoca in cui raggiungono la maturità sessuale all'età di 5-6 anni o tra i cinque e i 7-9 anni, le lamprede scendono verso il mare. La migrazione avviene fra l'autunno e l'inverno. La permanenza in acqua salata dura da due a quattro anni, in questo periodo gli animali frequentano le acque di profondità non superiore ai 500 m. Ad accrescimento ultimato compiono la prima migrazione primaverile, tra dicembre e aprile, e risalgono i fiumi dal mare alla ricerca di località adatte alla riproduzione. Nel periodo della montata le lamprede cessano di alimentarsi, mentre le strutture cornee della ventosa orale e della lingua regrediscono e l'intestino si atrofizza. La lampreda di mare non risale indistintamente tutti i corsi d'acqua, solitamente si rinviene in quelli che hanno acqua non troppo fredda, pura e bene ossigenata. Preferisce fondali fangosi e ghiaiosi e predilige le zone luminose dei fiumi e dei ruscelli con acque ferme, ma soprattutto il loro corso superiore con acque correnti; frequenta pure i laghi, gli stagni, i fossati e i canali. In mare, la lampreda popola di solito i litorali e le zone ove l'acqua è poco profonda dove frequenta le zone più oscure e riparate. Le larve sono dette ammoceti, dal greco ammos (sabbia) e koites (dal verbo keimai, giacere), riferendosi alle loro abitudini di vita. Dopo aver riassorbito il sacco vitellino, vengono trasportate dalla corrente fino a raggiungere fondali fangosi e acque calme. In tale ambiente scavano gallerie poco più lunghe del proprio corpo e, qui infossate, sporgono il capo controcorrente per favorire l'ingresso in bocca delle particelle alimentari trascinate dall'acqua. Gli ammoceti impiegano da a due a otto anni (in media 5 - 6) per giungere alla lunghezza di diciotto - venti centimetri, per poi trasformarsi in lamprede perfette in due mesi circa. Assunto l'habitus degli adulti, scendono verso il mare, dove permangono per tre o quattro anni.

Alimentazione  La lampreda marina si nutre in modo caratteristico: si fissa con la ventosa orale al corpo di un pesce e, tramite le formazioni cornee dei denti e con i movimenti della lingua robusta, ne erode la pelle, si ciba del sangue e dei muscoli delle vittime. Durante questa operazione, il sangue delle ferite è mantenuto fluido da una sostanza anticoagulante contenuta nella saliva della lampreda. Nei luoghi dove sia molto diffusa la lampreda di mare risulta particolarmente nociva verso le popolazioni ittiche di cui si ciba. In genere gli animali parassitati muoiono quando il ciclostomo le abbandona. Normalmente si nutre di pesci ma può aggredire anche cetacei (essendo estremamente aggressiva, qualche volta "attacca" anche le imbarcazioni e altri oggetti galleggianti). Le larve si nutrono di microrganismi, animali e vegetali, e particelle detritiche portate dalla corrente.

Riproduzione - Si riproduce dalla primavera all'inizio dell'estate in acque dolci (fluviali in Europa), correnti e ossigenate. Entrambi i sessi (ma soprattutto i maschi) scavano utilizzando la ventosa orale, in una zona con acqua calma e profonda dagli 80 ai 120 cm, una depressione del diametro di circa 60 cm. Quando il nido è pronto, la femmina aderisce con la ventosa orale a uno dei sassi o dei rami interni della buca, mentre il maschio si serve della propria per attaccarsi alla regione branchiale della partner. In tal modo esso può avvolgere la parte posteriore del suo corpo a quello della femmina, unendo il proprio organo copulatore a quello della partner e stringendo l'addome di questa e favorire l'uscita delle uova che, fecondate, cadono nel nido. La femmina depone fino a 250.000 uova (in media 200.000), giallastre e del diametro di circa 1 mm. A ovodeposizione ultimata, la femmina si allontana e, se il suo utero contiene altre uova, si accoppia con altri maschi sino al completo svuotamento; il maschio, prima di accoppiarsi (eventualmente) con altre femmine, ricopre con ghiaia e sabbia le uova fecondate. Dopo la riproduzione gli adulti muoiono. Le larve schiudono in 10-20 giorni, successivamente vengono trasportate passivamente dalla corrente fino a zone adatte al loro sviluppo.

Accrescimento e resilienza - Tempo minimo di raddoppiamento della popolazione, basso: 4.5 - 14 anni (K 0.16; tm = 5 - 12; Fecondità = 233). La lunghezza e il peso degli adulti arrivano, rispettivamente, fino a 120 cm (media 60-90 cm) e a 1,5 - 2,5 kg. Età massima riportata: 9 anni.

Predatori, parassiti e malattie -  Questa lampreda viene predata in mare e nelle acque dolci da pesci carnivori. Nei corsi d’acqua gli adulti e le larve vengono catturati anche da uccelli ittiofagi come smerghi, falchi pescatori, aironi ed altri trampolieri.  La specie è soggetta a malattie virali e batteriche.


  Click on the image for biggest format and references.  
Click sull'immagine per ingrandire e per le informazioni.

Status della specie - Questa specie dovrebbe essere tutelata, perché è in grande diminuzione ovunque a causa dell'inquinamento e dello sbarramento dei fiumi che le impediscono di raggiungere le aree di frega. P. G. Bianco ha rilevato (1981), che "nell'area mediterranea la specie è divenuta oltremodo rara e in Italia il rinvenimento di un esemplare rappresenta un fatto del tutto eccezionale. Tutti gli studiosi concordano nel considerare la specie in via d'estinzione perché "gli adulti non riescono più a raggiungere i letti di frega a causa sia degli sbarramenti che delle alterazioni chimico-fisiche apportate dall'uomo nelle acque dei bacini interni" (P. G. Bianco). Nella parte settentrionale del continente americano, la costruzione del canale Welland (1932), permise alle lamprede, in fase di migrazione riproduttiva, di aggirare l'ostacolo delle Cascate del Niagara e di arrivare quindi ai Grandi Laghi: gli esemplari nati sul luogo non riuscirono però a tornare in mare e si adattarono al nuovo habitat trofico, diffondendosi enormemente a spese dei Salmonidi locali, la cui produzione annuale scese da oltre 2000 a circa 10 tonnellate; i governi canadese e americano non badarono a spese per debellare la "peste delle lamprede ". I ciclostomi diminuirono infine per cause naturali, e cioè per un'autolimitazione determinata dalla drastica riduzione delle prede.

Protezione - Nessuna. La lampreda di mare è citata nella Direttiva 92/43 CEE,  in allegato II (specie animali e vegetali d'interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione". P. marinus viene elencata tra le specie protette dalla Convenzione di Berna (all. III). La specie è inclusa nella Lista Rossa IUCN (International Union for Conservation of Nature and Natural Resources) come specie a basso rischio ma prossima a venire considerata in pericolo (LR/nt).

Valore economico - Nei paesi (esclusa l'Italia) in cui la specie è commercializzata le carni degli adulti, grasse e saporite, sono variamente apprezzate e vendute, fresche o affumicate. La bontà delle carni di questa specie non solo è ampiamente riconosciuta ma è, in qualche modo, "passata alla storia": Enrico I d'Inghilterra morì proprio per indigestione di lamprede (a Lyons-la-Forét, nel 1135); bisogna comunque prestare attenzione al sangue di questo pesce, reso velenoso da un'ittiotossina che viene eliminata solo mediante la cottura.

Pesca - La pesca delle lamprede si pratica con reti, nasse poste nei luoghi in cui la corrente è più forte, e talora con uncini speciali in grado di staccare dal substrato le lamprede che vi si sono ancorano con la ventosa buccale. " Nei dintorni di Settimo Torinese " dice il Festa " i pescatori fanno in mezzo alle correnti cumuli di terra molto concimata, da essi chiamati "pastón", in cui le lamprede d'inverno e di primavera si radunano e vengono poi prese zappando questi cumuli. ". Nel medioevo erano molto pregiate in Francia le lamprede di Nantes e certi negozianti mandavano a Parigi soltanto questi pesci. La richiesta era tale, che per ordine reale fu proibire di andare incontro a quei negozianti fuori della città e acquistare la loro merce prima che ne varcassero le porte. Le larve, se catturate, sono utilizzate come esche per la pesca di fondo.

Galleria Fotografica

Pag. 1   Pag. 2 Pag. 3

Le Faune Webmuseum Agnati Petromizontiformi Petromyzontidi Petromyzon
www.ittiofauna.org
Google
 
contact: stefano.porcellotti@ittiofauna.org