Carta ittica della Provincia d'Arezzo Ittiofauna

CARTA delle VOCAZIONI ITTICHE della PROVINCIA di AREZZO: il FIUME TEVERE

 

Classificazione delle acque - Salmonidi dall'ingresso del fiume in provincia d'Arezzo fino alla diga di Montedoglio. Salmonidi dalla base della diga di Montedoglio fino al confine della provincia di Arezzo.

Bacino idrogeografico del Fiume Tevere

Sorgente Monte Fumaiolo Altitudine 1268 m s.l.m.
Bacino F. Tevere Superficie 17.375 Km²
Superficie in Prov. di Arezzo 686 Km² Corpo recettore Mar Tirreno
Ordine fluviale Lunghezza asta 348 km
Lunghezza asta in Provincia di Arezzo 93.2 Km
Affluenti principali

di sinistra: Tignana, Afra; di destra: Singerna, Sovara; Cerfone, Nestore, Minimella.

 

Descrizione dell'ambiente - La sorgente del Fiume Tevere si trova sulle pendici del Monte Fumaiolo a 1.268 m s.l.m., nel lato che volge verso la Toscana, vicino alle Balze, frazione del comune di Verghereto (Provincia di Forlì-Cesena). Il fiume è lungo 348 km e possiede una portata media di circa 230 m³/s; dopo pochi metri dalla sorgente entra in Provincia di Arezzo, attraversandola per un breve tratto, per poi attraversare l'Umbria e il Lazio, dove sfocia nel Mar Tirreno. I suoi principali affluenti sono i Fiumi Chiascio, Chiani, Nera e Aniene.

 

Dal punto di vista geologico, le litologie affioranti nel bacino del Tevere sono per il 25% litologie permeabili (prevalentemente rocce carbonatiche), per il 38% rocce mediamente permeabili (prevalentemente vulcaniti, alluvioni, conoidi e coperture colluviali ed eluviali) e per il 37% rocce poco permeabili (Flysch arenaceo-argillosi, argilloso-arenacei e calcareo-argillosi). I settori maggiormente permeabili sono quelli della dorsale carbonatica appenninica (settore orientale), le formazioni vulcaniche mediamente permeabili caratterizzano il settore sud-occidentale, mentre nell’area settentrionale del bacino affiorano prevalente-mente formazioni fliscioidi a bassa permeabilità.

 

Il bacino del Fiume Tevere si estende per circa 17.375 km2, occupando varie regioni: il 46.9% del territorio ricade in Umbria, il 41.4% in Lazio, il 6.8% in Toscana, il 3.6% in Abruzzo, l’1.2% nelle Marche mentre solo lo 0.1% in Emilia-Romagna. Il bacino si estende, dunque, in Toscana per 1.181 km2, di cui 686 km2, corrispondenti al 58%, ricadono all’interno della Provincia di Arezzo.

 

Il tratto toscano del Tevere interessa principalmente l'alta Valtiberina, la parte più orientale della Provincia di Arezzo; i centri urbani maggiori sono Sansepolcro, Anghiari e Pieve S. Stefano. Sebbene l'attività turistica sia in fase di crescita, l'economia della zona può considerarsi prevalentemente agricola, con tendenza alla pastorizia nelle aree più elevate. Nell'Alto Tevere esistono foreste demaniali ed aree d'interesse comunitario che costituiscono patrimoni rilevanti dal punto di vista ambientale e paesaggistico.

 

La vegetazione è ricca e varia, in particolare si riscontrano querceti, misti a cerro, roverella, orniello, carpino, castagneti e faggeti mentre nei pressi del fiume è diffuso l'ontano ed il pioppo; vi sono inoltre vaste zone a prato. La composizione dei suoli della Valtiberina ha una forte componente alluvionale, che ha sempre determinato una grande instabilità dell'alveo del Fiume Tevere.

 

Fino alla creazione dell'invaso di Montedoglio, che ne ha stabilizzato il regime, l'alveo del fiume ha sempre subito fortissime variazioni annuali: le fluttuazioni stagionali della portata, unite alla particolare struttura del terreno (materiali alluvionali incoerenti), portavano il corso del Tevere ad oscillare in un letto largo anche più di cento metri in tempi brevissimi.

 

A valle della diga la portata risulta regimata ed il fiume ha assunto caratteristiche nettamente diverse, con acque fredde e costanti durante tutto l'anno, adatte alla vita di Salmonidi come il temolo, specie recentemente introdotta; a monte dell'invaso, il Tevere continua invece a mantenere le proprie caratteristiche incostanti.

 

Bacino del fiume Tevere: invasi, affluenti e subaffluenti
 
Torr. Singerna Torr. Tignana Torr. Afra Torr. Cerfone Torr. Padonchia
Torr.  Sovara Torr. Nestore Torr. Minimella Invaso di Montedoglio
 

Fauna ittica del fiume Tevere in provincia di Arezzo

 

Se si esclude l'invaso di Montedoglio ed il tratto a valle della diga, il Tevere mostra notevoli variazioni stagionali per la temperatura dell’acqua e la concentrazione d’ossigeno disciolto. Da una condizione invernale favorevole alla vita dei Salmonidi si passa ad una situazione estiva diametralmente opposta, in grado di consentire la sopravvivenza ai soli Ciprinidi. Il Tevere si presenta, dunque, come un classico corso d’acqua appenninico, a regime torrentizio, popolato da Ciprinidi reofili come il vairone, la rovella, il cavedano etrusco, il ghiozzo etrusco o di ruscello, la lasca, il barbo tiberino ed il cavedano comune. Anche in questo tratto sono presenti esemplari di trota fario.

 

La grande capacità trofica dell'invaso di Montedoglio viene sfruttata per l'accrescimento delle principali specie di ciprinidi reofili e dei salmonidi che, nel periodo estivo, risalgono i torrenti in cerca di acque più fresche ed ossigenate o per fini riproduttivi. Nel bacino artificiale sono, tuttavia, presenti specie alloctone come il lucioperca, il carassio, il persico sole, il persico trota e, probabilmente, il siluro. A valle dell'invaso, il regime delle acque non è più soggetto a forti variazioni per la regimazione offerta dalla diga e quindi il corso del fiume risulta molto più stabile; in tale tratto, i ghiareti vengono colonizzati da arbusti come il salice rosso, che ne consolidano ulteriormente il corso e la temperatura dell’acqua risulta piuttosto costante: allo scarico di fondo si aggira, in ogni stagione, sui 6° C per poi stabilizzarsi sui 12°-15° C fino all’abitato di Sansepolcro. In tale area, la Provincia ha istituito una Zona di Pesca Regolamentata per la pesca a mosca, no-kill, per una lunghezza di circa 8 Km a valle della diga di Montedoglio, in cui sono state effettuate immissioni di specie pregiate come la trota fario ed il temolo, che in tale ambiente riescono a riprodursi autono-mamente.

 

Esemplari di temolo del Fiume Tevere.

 

I grafici di seguito riportato illustra la percentuale numerica delle famiglie che compongono il campione, in corrispondenza delle stazioni indagate, distinte nel tratto di fiume a monte e a valle dell’invaso di Montedoglio.

 

Risultati dei campionamenti ittici, distinti per famiglie, in corrispondenza delle stazioni indagate lungo l’intero corso del fiume Tevere a monte della Diga di Montedoglio.

 

Risultati dei campionamenti ittici, distinti per famiglie, in corrispondenza delle stazioni indagate lungo il corso del fiume. Tevere a valle della Diga di Montedoglio.

 

I grafici seguenti definiscono le relazioni lunghezza-peso e le distribuzioni in classi di lunghezza delle specie campionate più abbondanti.

I campionamenti ittici effettuati nell’ottobre 2003 nell’ambito della campagna di indagine per la redazione del Piano di Ripopolamento della Z.R.S. “Tail Water Tevere” hanno permesso di verificare lo stato di salute delle specie immesse l’anno precedente. I ripopolamenti con trota fario hanno dato ottimi esiti, risultando la specie ben distribuita sull’intero tratto della ZRS con buona consistenza, mostrando elevati coefficienti di condizione che ne attestano lo stato di benessere, e facendo presumere che già dall’inverno 2003/2004 sia possibile l’espletamento del ciclo riproduttivo da parte di alcuni esemplari e che quindi, in prospettiva, entro 2-3 anni la popolazione potrebbe risultare perfettamente attecchita ed automantenersi rendendo superfluo il ripopolamento. L’introduzione del temolo ha sinora avuto un buon successo, essendo stato ritrovato in tutti i tratti esaminati. Gli stessi accrescimenti paiono molto soddisfacenti e, avendo spesso superato la lunghezza totale di 30 cm, sono pesci che esercitano un’ottima attrattiva per i pescatori della ZRS.

Il ritrovamento della trota fario e del temolo anche a valle della ZRS, sia pure con numeri limitati di individui, conferma la vocazionalità del tratto fluviale per i Salmonidi anche a valle di San Sepolcro, quantomeno per tutto il tratto di competenza provinciale.

La presenza di Salmonidi ben distribuiti nella ZRS, a distanza di 6-8 mesi dai primi ripopolamenti, in cui peraltro è trascorsa una delle estati più calde e siccitose della storia recente, conferma la correttezza della classificazione salmonicola delle acque, adottata in seguito alle indagini del 2002.

La popolazione di trota fario risulta abbondante e ben diversificata, come illustrato nella figura seguente.

 

Distribuzione in classi di lunghezza e relazione lunghezza-peso della trota fario (N=152) del F. Tevere.

 

Dopo la prima immissione di temoli, nel marzo 2003, quando sono stati lanciati nel tratto di Fiume Tevere compreso nella Z.R.S. “Tail water Tevere” 5.000 esemplari di classe 1+, lunghi 9-12 cm, è stata compiuta una seconda immissione nel settembre 2003, con 10.000 esemplari di classe 0+, di taglia 7-9 cm. Con i campionamenti eseguiti il 30 e 31 ottobre 2003, sono stati individuati 66 esemplari.

 

Distribuzione in classi di lunghezza e relazione lunghezza-peso del temolo (N=66) del F. Tevere.

 

Analizzando le taglie dei soggetti campionati, si osserva che:


▪ sono stati rinvenuti esemplari rappresentanti di entrambe le classi di taglia immesse nel fiume;
▪ per entrambe le classi si osserva un incremento di taglia, rispetto a quella di lancio;
▪ entrambi gli stock lanciati dimostrano di essersi ridistribuiti nel fiume: i soggetti più giovani, immessi nel tratto adibito a nursery, sono stati infatti ritrovati anche 3 km più a valle; i soggetti facenti parte del primo stock lanciato sono scesi oltre il limite di valle della ZRS.


Approfondendo l’aspetto inerente l’incremento in dimensioni dei soggetti, l’istogramma illustrato nella figura seguente mostra che:


▪ i temoli immessi nel marzo 2003 sono mediamente cresciuti di 16 cm, passando dalla taglia media di circa 11 cm alla taglia media di 27 cm;
▪ i temoli immessi nel settembre 2003 sono mediamente cresciuti di 4 cm, passando dalla taglia media di 8 cm a quella media di 12 cm.


Dai dati raccolti emerge dunque l’ottimo stato di benessere dei temoli immessi e ricatturati.

 

Confronto tra le taglie attuali dei temoli campionati e le taglie registrate per i due stock d’immissione.

 

L’assenza o la grave carenza di Ciprinidi reofili e dei pesci di piccola taglia nel tratto superiore della ZRS è presumibilmente collegato alle caratteristiche termiche delle acque, ma si presuppone anche un ruolo determinante degli elementi di frammentazione fluviale, che ne impediscono la spontanea ricolonizzazione da parte dei pesci ritrovati a valle. In particolare, la briglia posta a valle del ponte di San Sepolcro pare essere il primo rilevante elemento di discontinuità per i pesci in migrazione dal tratto a valle.

Come si può osservare dai grafici successivi, la popolazione di cavedano che occupa il tratto di Fiume Tevere a monte della diga di Montedoglio risulta ben differenziata e strutturata in classi di lunghezza mentre la popolazione rinvenuta nel tratto a valle risulta costituita per lo più da soggetti di grandi dimensioni, evidenziando la carenza di soggetti di piccola taglia.

L’eventualità di ripristinare una comunità ittica più ricca nella ZRS, con la ricomparsa anche delle specie di piccola taglia e dei Ciprinidi reofili in generale, oltre a riequilibrare la fauna ittica aumentando il valore ecologico dell’ecosistema, darebbe anche un’importante risorsa alimentare alle numerose trote fario, in particolare a quelle di maggiori dimensioni, alleggerendo la possibile predazione sugli stadi giovanili dei Salmonidi che si riproducono nella ZRS.

 

Distribuzione in classi di lunghezza e relazione lunghezza-peso del cavedano comune del fiume Tevere, come risulta dai campionamenti effettuati a monte della diga di Montedoglio.

 

Distribuzione in classi di lunghezza del cavedano comune del fiume Tevere a valle della diga di Montedoglio

 

Nel grafico seguente è riportata la curva di accrescimento della popolazione di cavedano comune del Fiume Tevere, la cui equazione è:


Lt = 471 (1- e -0.173
(t+0.182)))       r2 = 0.94


Secondo il modello di Von Bertalanffy applicato, la specie raggiunge gli 87 mm ad 1 anno di vita, 148 mm a 2 anni, 242 mm al 4° anno e 279 mm al 5° anno di vita.

 

Confrontando questo tasso di accrescimento con quello stimato per le popolazioni di cavedano di altri corsi d’acqua della provincia, il cavedano del fiume Tevere pare caratterizzato da un tasso di accrescimento piuttosto basso, inferiore a quello riscontrato per il fiume Arno, il torrente Chiassa e il Canale della Chiana mentre risulta molto simile a quello della popolazione del torrente Afra.

 

Curva di accrescimento lineare del cavedano nel F. Tevere.

 

Tra i pesci osservati a valle della diga di Montedoglio si conferma la presenza significativa di specie di rilevante interesse faunistico, comprese nell’Allegato B della “Direttiva Habitat” (DPR 08/09/1997 n. 357 e succ. modif.). In particolare vi sono: lasca, vairone, rovella, barbo comune, ghiozzo di ruscello; rovella, vairone, cavedano comune e barbo tiberino costituiscono importanti e ben strutturate popolazioni nel corso di fiume a monte della diga.

 

Stazioni di Rilevamento

STAZIONE DI RILEVAMENTO TEV01; Ponte S.S. n. 208 Della Verna, tratto di poco a valle di Pieve S. Stefano.

STAZIONE DI RILEVAMENTO TEV02; tratto in corrispondenza dell’abitato di Valsavignone.

STAZIONE DI RILEVAMENTO TEV03; campionamenti all'interno della ZRS "Taiwater Tevere".

STAZIONE DI RILEVAMENTO TEV04; a valle della briglia posta in corrispondenza del ponte della S.S. per Arezzo.

STAZIONE DI RILEVAMENTO TEV05; in prossimità del confine di provincia.

Bacino del fiume Tevere: invasi, affluenti e subaffluenti
 
Torr. Singerna Torr. Tignana Torr. Afra Torr. Cerfone Torr. Padonchia
Torr.  Sovara Torr. Nestore Torr. Minimella Invaso di Montedoglio
 
Galleria fotografica
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Fig.1 Fig.2 Fig.3
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Fig.4 Fig.5 Fig.6
Indirizzi di posta elettronica