Le Acque della Provincia di Arezzo Ittiofauna

CARTA delle VOCAZIONI ITTICHE della PROVINCIA di AREZZO: il FIUME ARNO

 

Il bacino imbrifero del Fiume Arno si estende su una superficie totale di 9.040 Km2, di cui 2.346 Km2 in Provincia di Arezzo, corrispondenti al 26% dell’intero bacino.

 

Descrizione Il fiume Arno nasce sul Monte Falterona (1654 s.l.m.) a Capo d’Arno (1358 s.l.m.). La quota media del bacino è di 353 m s.l.m.; la pendenza media del Fiume Arno sull'intero percorso risulta pari circa allo 0,5 - 0,6%. Secondo i dati forniti dall’Autorità di Bacino, il territorio del bacino comprende una superficie agricola utilizzata pari a 367.000 ha e una superficie boscosa di 252.000 ha. Il deflusso medio dell'Arno a S. Giovanni alla V. (PI) è pari a 3.062.000.000 m³/anno.

 

Le rocce costituenti il bacino dell'Arno sono facilmente erodibili, determinando un forte trasporto solido e una colorazione tendenzialmente giallastra delle acque fluenti. L'erosione in alveo è stata, inoltre, favorita dal frequente prelievo in alveo di materiali di fondo, come ghiaie o sabbie. Nel territorio del bacino sono presenti diffusi insediamenti di tipo civile, agricolo, zootecnico ed industriale. Il fenomeno di spinta urbanizzazione del dopoguerra, soprattutto nell’area compresa tra Firenze e Pisa, ha determinato un aumento dei carichi inquinanti afferenti al fiume, non sempre supportati dalla realizzazione di infrastrutture fognarie ed impianti di depurazione adeguati. Negli ultimi anni, tuttavia, la situazione risulta essere migliorata grazie alla realizzazione di nuovi impianti di depurazione.

 

Relativamente al territorio della provincia di Arezzo, gli scarichi che determinano il maggior impatto sulla qualità delle acque fluviali provengono dalle industrie galvaniche collegate alle attività orafe e dalle attività agricolo-zootecniche nella Val di Chiana. Oltre alle fonti inquinanti di origine antropica, il Fiume Arno è soggetto a frequenti eventi di magra che favoriscono i fenomeni di eutrofizzazione e deossigenazione.

 

Il Fiume Arno scorre per 93.2 km in Provincia di Arezzo, in un territorio suddiviso in 3 sottobacini: il Casentino, il Valdarno e la Val di Chiana. Inizialmente il fiume viene alimentato da scarse sorgenti per raggiungere con rapido corso quota 400 s.l.m., dove nei pressi di Stia confluisce con il T. Staggia. Per altri 30 km l’Arno attraversa il Casentino. In questo tratto vi si riversano numerosi torrenti, il più importante dei quali è L’Archiano. Il tratto del fiume Arno compreso tra il Ponte a Buriano ed il confine della Provincia di Arezzo si presenta notevolmente alterato a causa della presenza dei due grandi invasi di “La Penna e Bandella” e di Levane. Nelle aree degli invasi l’ambiente si presenta come un caratteristico habitat lacustre mentre, a valle degli invasi il fiume riprende le sue originali caratteristiche tipiche della zona del barbo. Durante il suo percorso l’Arno riceve gli effluenti liquidi, prevalentemente di origine domestica provenienti da i centri abitati che attraversa.

 

 

Classificazione delle acque in provincia di Arezzo - Salmonidi nel tratto compreso tra le sorgenti e la confluenza con il Fosso delle Pillozze, in prossimità di Pratovecchio. Ciprinidi nel tratto compreso tra la confluenza con il Fosso delle Pillozze, fino al limite della Provincia di Arezzo.

 

Sottobacino Arno Casentino: corso del fiume Arno

Sottobacino Arno Casentino

Sottobacino Arno Casentino: affluenti e subaffluenti del fiume Arno
Torrente  Archiano Torrente Oja Torrente Gorgone Torrente Staggia
Torrente Carda Torrente Calleta Torrente  Faltona Torrenti Talla e Salutio
Torrente Scheggia Torrente Solano Torrente Teggina Torrente Rassina
Torrente  Corsalone Torrente  Gravenna Torrenti Chiassa e Chiassaccia
Sottobacino Arno Valdarno: corso del fiume Arno

Sottobacino Arno Valdarno

Sottobacino Arno Valdarno: bacini, affluenti e subaffluenti del fiume Arno
Torrente Resco Simontano Torrente  Ciuffenna Torrente Agna Borro di Caposelvi
Torrente Lusignana Torrente  La Trove Torrente  Ambra Torrente Faella
Invaso di La Penna Invaso di Levane
Sottobacino Arno Val di Chiana: corso del Canale Maestro della Chiana

Sottobacino Arno Val di Chiana

Sottobacino Arno Val di Chiana: bacini e affluenti del Canale Maestro
Torr. Castro Torr. Esse di Foiano Torr. Valecchie Invaso di Calcione
 
Fauna ittica

 

Il tratto superiore della trota è caratterizzato prevalentemente dalla specie dominante trota fario (Salmo trutta var. fario) e dalle due specie associate: vairone (Telestes muticellus) e ghiozzo etrusco o di ruscello (Padogobius nigricans).

 

Esemplare di trota fario (Salmo trutta var. fario).

 

Nel tratto inferiore della trota, corrispondente all’incirca alla zona che va da Pratovecchio fino alla Piana di Campaldino, il salmonide si rinviene durante tutto l’arco dell’anno ma la sua preponderanza numerica si riduce a favore di Ciprinidi reofili come il barbo tiberino (Barbus tyberinus), il cavedano etrusco (Squalius locumonis) e la lasca (Chondrostoma genei), con la sporadica presenza della carpa (Cyprinus carpius). Dal punto di vista della conservazione della biodiversità, questa è la zona che meno ha risentito delle immissioni di fauna alloctona, come è infatti emerso dai dati dei campionamenti effettuati.

 

Cavedano etrusco (Squaliusus locumonis).

 

Il restante tratto, fino all’abitato di Ponte a Buriano, corrisponde alla zona del barbo. Nel suo tratto inferiore, a valle delle grandi briglie presenti nel basso Casentino, questo ecosistema la popolazione ittica ha subito notevoli variazioni sia per cause di alterazio-ne ambientale, sia per l’immissione di numerose specie alloctone. All’iniziale popolamento costituito da cavedano, cavedano etrusco, ghiozzo, lasca, barbo tiberino, vairone e rovella, si sono progressivamente sovrapposti pesci di origine padana, come barbo italico e alborella, oppure di prove-nienza extra italiana come persico sole (Lepomis gibbosus), persico trota (Micropterus salmoides), pesce gatto (Ameiurus melas) e, recentemente, specie come il barbo europeo (Barbus barbus) ed altri pesci provenienti dal nord Europa.

 

Barbo europeo (Barbus barbus).

 

Il tratto del fiume Arno a valle di Ponte a Buriano corrisponde alla zona che ha subito le maggiori variazioni rispetto alla consisten-za, qualità e composizione della fauna ittica presente. La presenza dei due grandi invasi, con le loro caratteristiche di tipo lacustre, hanno determinato l’affermarsi di una fauna, spesso supportata da ripopolamento, tipica della zona della carpa (Cyprinus carpius). Abbiamo quindi, per quanto riguarda i pesci autoctoni o di antica introduzione, la presenza di anguilla, carpa, tinca, alborella, luccio, persico sole, persico reale e una discreta popolazione di cavedano, savetta, lasca e rovella. L’ostacolo costituito dai due sbarramenti artificiali frena inoltre la diffusione dell’anguilla che, per la sua presenza nel nostro territorio dipende da continue e periodiche immissioni.

 

Esemplare di luccio (Esox lucius) campionato net torrente Esse a Foiano.

 

Nel corso degli anni a questa popolazione si sono sovrapposte molte specie di origine nord-europea, orientale e nord-americana. Nel caso del pesce rosso o carassio (Carassius auratus), la specie si rivelò velocemente come infestante, determinando con la sua presen-za un notevole calo delle popolazioni di tinca e di carpa che presentò anche una diminuzione di taglia (nanismo). Anche il pesce gatto si ambientò velocemente colonizzando quasi tutti gli ambienti di questo tratto di fiume, risalendo spesso anche la porzione inferiore degli affluenti. L’introduzione del persico trota e del persico sole, anche se meno infestanti, comportarono un ulteriore elemento di perturbazione per le specie indigene. Negli invasi furono immessi anche esemplari di carpa erbivora o amur e di carpa argentata, il cosi detto temolo russo. In questo caso il danno ambientale fu contenuto poiché le due specie non sono in grado di riprodursi nei nostri fiumi e quindi, una volta sospese le immissioni, si sono estinti per cause naturali.

 

Persico trota o boccalone (Micropterus salmoides).

 

La situazione si presenta comunque in continua evoluzione per le sempre crescenti immissioni di specie alloctone spesso frammiste fra gli avannotti da ripopolamento. Nel tratto compreso tra i due invasi artificiali, recentemente è stata segnalata anche la specie nociva alloctona siluro d'Europa (Silurus glanis), accompagnato dall'abramide (Abramis brama) e dal rutilo (Rutilus rubilio).

 

Siluro d'Europa (Silurus glanis), catturato nel Ticino dal personale di Graia s.r.l.

 

Il bacino della Chiana storicamente rappresenta il punto di contatto fra l’ittiofauna del Bacino Tiberino (in particolare del Lago Trasi-meno) e il Bacino del fiume Arno. La sua Ittiofauna è strettamente correlata a quella del Lago Trasimeno, vi si incontrano lucci, tinche, carpe, persici reali, cavedani, alborelle e anguille.

 

Pseudorasbora (Pseudorasbora parva) specie alloctona di provenienza orientale.

 

Come fauna alloctona sono presenti anche persici sole, persici trota, pseudorasbore, carassi e, fatto che comprova ulteriormente il collegamento con la fauna ittica del Trasimeno, anche la gambusia. Questa associazione faunistica è tipica della zona superiore del canale.

 

Esemplare di luccio dal Lago del Calcione.

 

Nel tratto inferiore del Canale Maestro della Chiana, grossomodo dalla struttura muraria della Chiusa dei Monaci fino alla foce in Arno, si verificano dei fenomeni di risalita dal fiume Arno della fauna tipica della zona del barbo. In questo tratto, che in alcuni tratti presenta carattere di tipo torrentizio, oltre alle specie precedentemente elencate si incontrano anche il barbo tiberino, il cavedano etrusco, la rovella ed il vairone.

 

Barbo tiberino o del Tevere (Barbus tyberinus).

 

Nonostante la grande varietà ittiofaunistica e la quantità di pesce presente, il canale Maestro della Chiana soffre cronicamente di fenomeni di inquinamento, talvolta notevoli, derivanti sia da scarichi urbani che industriali e agricoli. Nel caso degli inquinamenti industriali il fenomeno è particolarmente grave poiché come si legge nel rapporto sullo stato delle acque di Arezzo, redatto negli anni ’90 dall’Assessore all'ambiente Monnanni, sono state riscontrate significative percentuali di metalli pesanti tra cui l’altamente tossico Cr16. Per questi motivi risulta fondamentale costruire al più presto un impianto di depurazione che copra gli scarichi della zona industriale di San Zeno e degli abitati della Val di Chiana.

 

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